Il suo più grande desiderio è di non essere più visto come “il ragazzino
del banco accanto”, ma come un artista fatto e maturo, con un suo
stile, una sua estetica musicale e un carattere forte. E per Justin
Bieber il nuovo documentario “Believe”, atteso in uscita per Natale,
dovrebbe avere questo ruolo: cancellare il ricordo del giovanetto
imberbe e tenero e sostituirlo con quello di un uomo dai pettorali di
ferro, con una musica trascinante e uno stile “dettato dalla cultura
nera” come lui stesso sostiene. Il documentario, di cui si può vedere il
trailer ufficiale, è stato preceduto da una lunga intervista del cantante alla rivista
Hollywood Reporter, la prima in quasi un anno.
Ma per il ragazzino canadese nato e cresciuto su YouTube, sempre davanti
ai flash delle foto e oggetto del più alto numero di ricerche su Google
per ben quattro anni di seguito, è difficile rimanere al di sopra delle
polemiche. A parte le stupidaggini tipiche dei ragazzini della sua età,
ci si mettono anche i membri del suo entourage e le sue guardie del
corpo a creare guai.
L’ultima è proprio di ieri: il cantante e il suo seguito stavano
tuffandosi dagli scogli della Shipwreck’s Beach, una delle più famose
spiagge delle Hawaii, nell’isola Kauai. Un turista si è messo a scattare
foto, e una delle guardie del corpo, Dwayne Patterson, gli si è
avvicinato e gli ha chiesto di cancellare le immagini. L’uomo, un
29enne, si è rifiutato di farlo, e Patterson gli ha strappato la
macchina fotografica di mano e l’ha distrutta. E’ arrivata la polizia,
Patterson è finito in guardina ed è stato poi rimesso in libertà dopo il
pagamento di 3 mila dollari di cauzione.
Il manager di Justin, Scooter Braun, spiega che per il giovane la vita è
più complicata che per i suoi coetanei: “Un altro ragazzo può uscire la
sera e divertirsi, e non importa a nessuno, ma Justin è l’unica persona
al mondo che è letteralmente cresciuto sin dai primi anni davanti alle
macchine fotografiche e agli smartphone, per lui non c’è via di fuga”.
Nell’intervista a Hollywood Reporter Bieber spiega che della marea di
critiche che lo sommerge continuamente non gliene “frega nulla”. Ma poi
rivela che nella sua giornata trova sempre tempo per leggere i messaggi
di un sacerdote, Judah Smith, che gli manda un passo delle Sacre
Scritture su cui riflettere. Oppure che è in costante contatto con Wil
Smith, il famosissimo attore, noto anche per essere un membro della
chiesa della Scientologia. Fu proprio Smith un giorno a correre in
soccorso di Justin, in un periodo abbastanza buio per il cantante.
Bieber aveva appena finito il tour internazionale, lo scorso maggio,
stava ancora soffrendo per la rottura con la girl-friend Selena Gomez,
ed era ricoperto di ironici pettegolezzi per varie gaffe fatte durante
il tour (basti ricordare quella durante la visita a casa di Anna Frank,
Bieber twittò “Spero che sarebbe stata una Belieber”).
Will lo andò a trovare e stette a chiacchierare a lungo con lui per
consigliarlo su come evitare di diventare l’ennesimo bambino prodigio
che si trasforma in un disastro. Viene fuori che altri vip di Hollywood
sono preoccupati per questo giovane, perfino Oprah Winfrey e Tom Hanks
si sono offerti di dargli consigli. Ed Eminem ha chiesto al suo manager,
Paul Rosenberg, di chiamare quello di Bieber, Braun, e proporgli una
chiacchierata, “Eminem ha a cuore il ragazzo, gli parlerebbe subito”.
I paragoni con altre star “bruciate” troppo presto, come Lindsay Lohan,
Britney Spears o Amanda Bynes, viene spesso fatto quando la stampa parla
di Justin. Ma il suo manager è categorico nel contestare questo
paragone: “Che dicano quel che vogliono. Qualche mese fa dicevano che
Justin stava andando fuori di testa. Da allora non ha mancato un
appuntamento, ha lavoratro diligentemente. Dunque: che stiano zitti.
Justin non sta impazzendo, non ha bisogno di andare a rihab e non
diventerà un altro numero nella statistica dei burned out”.