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lunedì 8 febbraio 2021

Palermo, cantante neomelodica uccisa dal marito. L'ultimo post di Piera su Fb: «Vuoi dei fiori a San Valentino? Muori il 13»

Prima notte in cella per Salvatore Baglione, l'uomo di 37 anni che ha confessato di avere ucciso la moglie, Piera Napoli, una cantante neomelodica di 32 anni e madre di tre figli piccoli. La donna è stata trovata ieri nel bagno dell'appartamento, al piano terra di un complesso di case in un piccolo residence in via Vanvitelli, a Cruillas, in un lago di sangue con diverse ferite di arma da taglio. L'uomo ieri è stato fermato con un provvedimento della Procura per omicidio volontario aggravati da crudeltà e futili motivi.

La vittima prima di morire aveva scritto sul proprio profilo Facebook la frase: «Vuoi che ti regalino dei fiori il 14 (San Valentino) muori il 13». Mentre alcune ore fa il marito Salvatore Baglione di 37 anni, ha pubblicato un post del profilo «Dna criminale». Sullo sfondo di una foto di Robert De Niro, c'è scritto «Il rispetto gran bella cosa, peccato che non tutti ne conoscano il significato». Secondo quanto raccontano i vicini di casa la donna un mese fa aveva chiamato la Polizia dopo l'ennesima aggressione da parte del marito ma poi non aveva presentato la denuncia.

lunedì 25 gennaio 2021

Roberta, 17 anni, uccisa e trovata nel burrone a Palermo. Il fidanzato fermato per omicidio volontario

Ragazza di 17 anni uccisa e trovata in un burrone. È andato avanti per tutta la notte e si è concluso solo all'alba l'interrogatorio di Pietro Morreale, il 19enne che ieri mattina, dopo essersi presentato ai carabinieri di Caccamo, ha fatto trovare in un burrone il corpo parzialmente bruciato della fidanzata Roberta Siragusa, di 17 anni.

La Procura di Termini Imerese (Palermo), come apprende l'Adnkronos, ha emesso un provvedimento di fermo nei confronti di Pietro Morreale, il ragazzo di 19 anni che ieri ha fatto ritrovare il cadavere della sua fidanzata, Roberta Siragusa di 17 anni. Il giovane è accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Le manette sono scattate nella caserma dei carabinieri di Termini Imerese (Palermo) dove il ragazzo si è presentato ieri mattina. Durante l'interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Davanti al sostituto procuratore della Repubblica di Termini Imerese Giacoma Barbara, che coordina l'inchiesta, l'indiziato avrebbe continuato a negare di essere il responsabile della morte della fidanzata. Ieri sera l'avvocato Giuseppe Di Cesare, che assiste Morreale, aveva detto: «Il mio assistito non ha confessato nè al Pm nè ai carabinieri».

Lutto cittadino a Caccamo, nel Palermitano, dove ieri in un burrone nella zona di Monte San Calogero è stato trovato il corpo senza vita della 17enne, Roberta Siragusa. A condurre i carabinieri, che indagano sulla vicenda, sul posto è stato fidanzato diciannovenne, ascoltato per tutta la notte dagli investigatori. Ieri mattina il giovane si è presentato in caserma insieme al suo avvocato. «Non ha fatto alcuna confessione», ha detto in serata il legale. Per tutto il giorno gli investigatori dell'Arma hanno ascoltato diversi testimoni per ricostruire le ultime ore di vita della ragazza, che con il fidanzato avrebbe trascorso la serata insieme ad alcuni amici in una villetta. Intorno a mezzanotte la coppia sarebbe andata via, ma Roberta non ha mai fatto rientro a casa. Poi il macabro ritrovamento del suo corpo semi carbonizzato nel burrone. «Non ci sono parole per commentare quanto accaduto, che ha scosso e sconvolto le coscienze dell'intera cittadinanza - dice il sindaco Nicasio Di Cola -. Conosco entrambe le famiglie e mai e poi mai avrei potuto immaginare questa immane tragedia che lascerà per sempre il segno nella nostra comunità. Sono stato a casa della famiglia della giovane ragazza, ci siamo abbracciati con il cuore e con gli occhi. Non aggiungo altro. Sono distrutto».

venerdì 17 aprile 2020

Palermo, casa di riposo lager sequestrata: 6 donne arrestate. Anziani picchiati: «Se ti muovi ti rompo una gamba»

«Se tu ti muovi di qua ti rompo una gamba, cosi la smetti; devi stare zitta, muta; devi morire, buttare veleno...». Era un vero e proprio regime di terrore quello instaurato nella casa di riposo «Aurora», sequestrata dalla Finanza a Palermo. Sei donne sono accusate a vario titolo di maltrattamenti ai danni di anziani, bancarotta, riciclaggio e autoriciclaggio.

Si tratta della amministratrice Maria Cristina Catalano e da cinque sue dipendenti, tutte finite in carcere. Maltrattamenti e violenze inaudite nei confronti di anziani inermi picchiati con calci, schiaffi, colpi di scopa, perfino legati alle sedie per impedire loro di muoversi. Un campionario di crudeltà documentato in due mesi dalle immagini delle telecamere piazzate di nascosto dai militari della Guardia di Finanza nell'ospizio lager.


Oltre alle violenze fisiche i degenti venivano anche insultati e sottoposti a continue mortificazioni psicologiche: «Sei una schifosa, devi dire che fai schifo» viene detto a una anziana che si lamenta. Insulti accompagnati dalle immancabili percosse fino a costringere la poveretta a ripetere «basta, faccio schifo..» e a schiaffeggiarsi da sola pur di fare cessare quella persecuzione insopportabile.

Emblematiche anche le parole dell'amministratrice della casa di riposo in occasione del soccorso prestato inizialmente ad una degente, poi deceduta: «Ti dico che io in altri periodi avrei aspettato che moriva perché già boccheggiava... lo ripeto fosse stato un altro periodo non avrei fatto niente, l'avrei messa a letto e avrei aspettato. Perché era morta».

Non è un caso dunque che il Gip, nell'ordinanza segnali «l'urgenza di interrompere un orrore quotidiano» evidenziando come «l'indole criminale e spietata degli indagati impone l'adozione della custodia cautelare in carcere ritenuta l'unica proporzionata alla gravità e alla immoralità della condotta e l'unica a contenere la disumanità degli impulsi».

Gli investigatori hanno documentato, attraverso telecamere nascoste, decine di episodi con violenze fisiche e psicologiche nei confronti degli ospiti della casa di riposo: spintoni, calci e schiaffi accompagnati da insulti e ingiurie.

Gli anziani ospiti della casa di riposo 'Aurorà, sottoposti a vessazioni e soprusi che hanno provocato sconcerto tra gli stessi inquirenti, saranno adesso sottoposti anche a controlli medici visto che all'interno della struttura non sono mai state adottate le procedure per il contenimento del coronavirus. Le indagini dei militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria sono state coordinate dalla procura. Contestualmente all'emissione dei provvedimenti di custodia cautelare in carcere, il gip ha disposto il sequestro preventivo della società che gestisce la casa di riposo, al centro di un complesso giro di fallimenti pilotati per un passivo di circa un milione di euro. Da qui l'accusa di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio.

Le sei donne arrestate sono Maria Cristina Catalano, 57 anni, amministratrice di fatto dalla casa di riposo, Vincenza Bruno, 35 anni che coadiuvava l'amministratrice, e le dipendenti Anna Monti di 53 anni, Valeria La Barbera di 28, Rosaria Florio di 42 e Antonina Di Liberto di 55. Quest'ultima è stata anche denunciata per truffa insieme al compagno, che percepisce il reddito di cittadinanza con false dichiarazioni.

Per quanto riguarda i reati fallimentari, è stata dimostrata la continuità aziendale di tre società che, a partire dal 1992, avrebbero gestito ininterrottamente la casa di riposo. Secondo quanto hanno accertato gli investigatori, Catalano, indicata come la mente del disegno criminale, poteva contare su alcune 'teste di legnò che sarebbero stati formali amministratori e su soggetti compiacenti, tra cui un impiegato comunale, tutti indagati. La gestione della struttura è stata affidata a un amministratore giudiziario.