martedì 9 febbraio 2021

Povia in lutto, morto il padre: «Sei stato grande... Sono sempre il tuo bimbo»

Il padre di Povia è morto e lui gli dà l’ultimo saluto sul socia. Da Instagram il cantante Povia ha dato il triste annuncio della morte del padre: “Sei stato un grande… Sono sempre il tuo bimbo con le dita in bocca che tenevi stretto”.

POVIA E IL POST SOCIAL PER LA MORTE DEL PADRE

Povia sul social ha condiviso un post con una sua  foto da piccolo, al mare in compagnia del padre, accompagnato da una tenere didascalia: “Ciao papà...Sei stato grande… Mi hai insegnato ironia schiettezza e voglia di fare”.

Povia ha vinto il Festival di Sanremo nel 2006 con il brano “Vorrei avere il becco”: “Quando ho vinto Sanremo – ha continuato su Instagram - mi hanno chiesto: “chi è il tuo mito?” ho detto: “mio padre”. Non ti dico “riposa in pace” perchè dicevi che nella vita eterna non ci si riposa, si vive nella gioia e nella luce, eri troppo avanti. Sono sempre il tuo bimbo con le dita in bocca che tenevi stretto. Eri un uomo tanto buono... buon paradiso Papà”.

Numerosi i commenti al post, con le condoglianze da parte dei follower e degli amici dell’artista.

Roma, festa in un ristorante come nulla fosse: si canta e si balla senza mascherine

Musica cubana e si balla. Al chiuso, senza mascherine in quella che potrebbe sembrare una normale domenica di febbraio. Siamo nel cuore di Roma, nel quartiere Salario tra via di Nomentana e viale Regina Margherita. Una vera e propria festa all'interno di un ristorante, in pieno pomeriggio evitando così i rischi di slittare oltre il coprifuoco. La pandemia? Un ricordo, o semplicemente qualcosa che non spaventa, o che non preoccupa più. La regione Lazio è tornata gialla e forse per molti questo rappresenta un via libera al ritorno alla normalità. Ma se uscire a fare una passeggiata o anche pranzare al ristorante è assolutamente consentito - sempre nel rispetto delle regole base - questo è esattamente ciò che non dovrebbe mai accadere. 

Il teatro della festa è in un ristorante, in via Cagliari. Il tema è Cuba. Gli ospiti sono "speciali": due cantanti invitati per intrattenere gli ospiti. Una festa clandestina? All'apparenza potrebbe sembrarlo. Ma la realtà è ancora più avvincente (e surreale): è tutto sui social con tanto di annuncio, locandina e video durante le danze. Il cantante è al centro dell'attenzione intonando la sua musica col microfono, ovviamente "smascherato". Intorno a lui si balla, si ride, si scherza e si filma tutto. Mascherine e distanziamento per gli ospiti? Per carità, nulla di tutto questo. 

A Roma il bilancio delle attività di sorveglianza del weekend dei carabinieri è di 40 multati ed un arrestato, quello della polizia locale è di oltre 60 persone sanzionate per assembramenti, consumo irregolare di alcolici su strada o per il mancato uso della mascherina. Interrotta anche una festa clandestina in un 'B&B' nel quartiere Prati: quindici i giovani presenti, di seimila euro la sanzione complessiva. La sindaca Virginia Raggi ha spiegato che sono stati potenziati i controlli ed ha esortato a mantenere il distanziamento ed a indossare la mascherina. 

lunedì 8 febbraio 2021

Palermo, cantante neomelodica uccisa dal marito. L'ultimo post di Piera su Fb: «Vuoi dei fiori a San Valentino? Muori il 13»

Prima notte in cella per Salvatore Baglione, l'uomo di 37 anni che ha confessato di avere ucciso la moglie, Piera Napoli, una cantante neomelodica di 32 anni e madre di tre figli piccoli. La donna è stata trovata ieri nel bagno dell'appartamento, al piano terra di un complesso di case in un piccolo residence in via Vanvitelli, a Cruillas, in un lago di sangue con diverse ferite di arma da taglio. L'uomo ieri è stato fermato con un provvedimento della Procura per omicidio volontario aggravati da crudeltà e futili motivi.

La vittima prima di morire aveva scritto sul proprio profilo Facebook la frase: «Vuoi che ti regalino dei fiori il 14 (San Valentino) muori il 13». Mentre alcune ore fa il marito Salvatore Baglione di 37 anni, ha pubblicato un post del profilo «Dna criminale». Sullo sfondo di una foto di Robert De Niro, c'è scritto «Il rispetto gran bella cosa, peccato che non tutti ne conoscano il significato». Secondo quanto raccontano i vicini di casa la donna un mese fa aveva chiamato la Polizia dopo l'ennesima aggressione da parte del marito ma poi non aveva presentato la denuncia.

Ylenia e Martina allo scoperto, le accuse a Genovese: «Gridavo e lui rideva. Godeva nel vedermi piangere»

«Io gridavo e lui rideva. Godeva nel vedermi piangere». Ylenia Demeo 20 anni, modella barese, insieme all'amica 22enne milanese Martina Facchini, a "Non è l'Arena" di Massimo Gilleti su La7 e al magazine online “Mow”, ha raccontato cosa è successo nella casa di Alberto Genovese, l'imprenditore milanese arrestato lo scorso novembre per violenza sessuale.

A volto scoperto le due ragazze hanno ricostruito quei terribi momenti vissuti nel lussoso attico nel pieno centro di Milano. Queste le parole di Ylenia: «Alberto Genovese – spiega la ragazza– un mostro lo diventava. Di base era bravissimo, buffo, intelligente, ti prendeva con la testa ma poi si trasformava quando non dormiva due, tre giorni, strafatto di cocaina. Si incupiva e delirava». «A ottobre – aggiunge – poco prima che succedesse il casino che poi ha scatenato tutto il caso, io subisco la vicenda che ricordo».

«Ho solo dei flash, ma sono dei flash più lunghi – prosegue – ricordo il dolore che provavo e adesso che ne riparlo è come se lo risentissi». Da lui, dicono le due ragazze, non hanno mai preso soldi. «Davo retta a lui che mi diceva che la donna non deve andare all’università e non deve lavorare», spiega Ylenia. Poi parla Martina: «Anche con me faceva certi discorsi, che la donna è stupida e anche se è intelligente non si deve applicare e non deve lavorare. Mi faceva: «Tu a 24 anni ti trovi uno che ti mantiene, a 27 fai una famiglia, così hai il futuro garantito, perché una donna a 27 anni è da buttare».

mercoledì 3 febbraio 2021

In ritardo con l'affitto, ragazza di 21 anni pestata a manganellate dal proprietario di casa

Era in ritardo con il pagamento dell'affitto e per questo motivo il proprietario di casa ha pensato bene di sequestrarla e picchiarla, a calci e pugni ma anche con un manganello. È l'agghiacciante vicenda avvenuta lo scorso week-end in una palazzina della provincia di Latina.

In ritardo con l'affitto, 21enne pestata dal proprietario di casa

La vittima è una ragazza di 21 anni, che non aveva pagato alcune rate dell'affitto al proprietario di casa. L'uomo, un 66enne, con la complicità della moglie, una 61enne, ha sequestrato la giovane entrando nell'appartamento mentre stava dormendo, e cogliendola completamente di sorpresa. La proprietaria di casa aveva preso il cellulare della ragazza, mentre il marito l'ha presa per i capelli e trascinata fuori dall'appartamento. Qui è iniziato il pestaggio, con calci e pugni ma anche con un manganello.

Pestata dal proprietario di casa, salvata dai vicini

Le urla della giovane hanno allertato gli altri condomini, che hanno subito chiamato la polizia. Gli agenti, una volta arrivati nella palazzina, hanno trovato la coppia chiusa a chiave nel loro appartamento, con il 66enne che ha anche tentato di resistere all'arresto. Il manganello è stato sequestrato e i due proprietari di casi sono stati condotti nel commissariato di Latina: ora si trovano in carcere e sono accusati di rapina, violazione di domicilio, minacce e lesioni personali.

Draghi, Giancarlo Magalli pubblica le foto di quando erano compagni di classe: «Proveranno a fargli lo sgambetto»

«Il mio timore è che i politici di mestiere gli remeranno tutti contro affinché non si noti troppo che è più bravo di loro». Così all'Adnkronos Giancarlo Magalli parlando dell'ex compagno di classe Mario Draghi, nuovo presidente del Consiglio incaricato. 

«Draghi era intelligente, simpatico e una persona molto corretta: non era uno di quelli che faceva la spia al professore - dice Magalli scoppiando in una risata - Insomma, era una persona estremamente piacevole. Da ragazzino era come adesso, con la sua riga, pettinato come adesso e sempre con quel sorriso che era il suo biglietto da visita. Il mio timore è che i politici si accorgano che è più bravo di loro». 

«Da quando si è saputo dell’incarico a Mario Draghi sono letteralmente sommerso da telefonate di giornalisti che mi chiedono commenti e foto d’epoca. Non ho accontentato nessuno di loro, ma voglio far sorridere voi e vi allego due foto, una mia ed una di Mario, all’epoca della scuola e l’annuario con l’elenco dei componenti la classe. Detto ciò faccio a Mario gli auguri più affettuosi, pur consapevole che proveranno tutti a fargli lo sgambetto. Poveri noi».

martedì 2 febbraio 2021

Chucky, la bambola assassina attacca in metro i passeggeri senza mascherina

La celebre bambola assassina, Chucky, contro i passeggeri che prendono la metro e non indossano la mascherina (o la indossano in maniera sbagliata). Accade anche questo a New York, dove alcuni pendolari hanno assistito ad una sorta di esperimento sociale.

Chucky, la bambola assassina contro il coronavirus

Si tratta di una trovata di due attori che hanno seminato il panico sulla metro di New York. Miguel, attore affetto da nanismo, si è infatti mascherato da Chucky la bambola assassina e ha improvvisato più volte una scena un po' horror insieme alla collega Sara Stone. La ragazza, che per qualche istante indossa la mascherina abbassata sul mento, diventa la vittima designata di Chucky, che decide di attaccarla in più modi. Ne nasce una (falsa) colluttazione, che finisce per coinvolgere anche alcuni passeggeri. Un modo decisamente scoppiettante di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'utilizzo corretto delle mascherine in luoghi chiusi e affollati come i mezzi di trasporto.

Chucky, bambola assassina e soprannome di Hirving Lozano

Chucky è uno dei personaggi horror più celebri al mondo, protagonista del film La bambola assassina, diretto nel 1988 da Tom Holland. I tifosi del Napoli, però, sanno molto bene che Chucky è anche il soprannome di Hirving Lozano. Il motivo è molto semplice: molti tifosi dell'attaccante messicano, sin dai primi anni di carriera, avevano presto notato una discreta somiglianza tra il calciatore e la bambola assassina. Un soprannome che poi lo ha accompagnato anche nell'approdo in Europa, prima al PSV Eindhoven e poi al Napoli.