lunedì 30 marzo 2020

Non è la D'Urso, Matteo Salvini e Barbara D'Urso pregano in diretta l'eterno riposo per le vittime del coronavirus

Matteo Salvini e Barbara D'Urso recitano in diretta l'eterno riposo per le vittime del coronavirus. Niente urla nè recriminazioni, l'intervento di Matteo Salvini a Live non è la D'Urso ha stupito i telespettatori soprattutto quando il leader della Lega ha detto «Mi tolgo dieci secondi per dedicare un pensiero ai diecimila italiani morti».


Matteo Salvini e Barbara D'Urso recitano in diretta l'eterno riposo per le vittime del coronavirus. Niente urla nè recriminazioni, l'intervento di Matteo Salvini a Live non è la D'Urso ha stupito i telespettatori soprattutto quando il leader della Lega ha detto «Mi tolgo dieci secondi per dedicare un pensiero ai diecimila italiani morti».

Prima di fare il suo interventi a Live non è la D'Urso, Matteo Salvini ha chiesto alla D'Urso un minuto di raccoglimento e la possibilità di recitare l'eterno riposo per le 10 mila vittime del coronavirus. La D'urso non solo ha accolto la richiesta ma ha anche aggiunto:  «se vuoi lo dico, lo posso recitare perché tanto tutte le sere io faccio il rosario. Non me ne vergogno, anzi sono orgogliosa di dirlo».

Coronavirus, Briatore boccia Conte: «Doveva dare soldi ai cittadini non ai sindaci. È uno scandalo»

Ospite ieri sera a Non è l’Arena, trasmissione condotta da Massimo Giletti su La7, Flavio Briatore non le ha mandate a dire ancora contro il Governo presieduto da Giuseppe Conte. «Ha dato 300-400 milioni, ma i soldi non doveva darli ai comuni ma direttamente ai cittadini con il telefonino - le sue parole - perché ai sindaci? La metà di quelli del Sud è commissariata».


«Quand’è che questa gente riceve i soldi? Ne hanno bisogno domani. Gli autonomi, chi lavorava in nero, sono sempre esseri umani - ha detto Briatore - Non hanno più soldi perché non fanno nulla da mesi. I soldi vanno inviati col telefonino, non dati al sindaco: così aspetteranno un mese, un mese e mezzo, poi il sindaco li darà prima a chi lo ha votato, e dopo a chi non lo ha votato. È uno scandalo».

«400 milioni per 8mila comuni sono niente, sono 50mila euro per comune: togli quelli grandi che prendono la maggior parte dei soldi, i piccoli comuni prenderanno 15-20mila euro. Per quanto tempo possono sfamare le persone con questi pochi soldi? Non bastano, non servono a niente, lo Stato deve dare soldi alle aziende e non alle banche». «Io avevo 18 ristoranti, 12mila dipendenti, ho tutti in cassa integrazione: quando dovrò ripartire avrò bisogno di cassa e di tempo, ci vogliono almeno due mesi per ricominciare. Bisogna fare debito, dare i soldi adesso alle aziende, non tra due mesi quando sarà tutto chiuso», ha detto ancora.

Michela Persico, la fidanzata di Daniele Rugani a Live: «Incinta e positiva al coronavirus, sono andata in tilt»

Michela Persico la compagna di Daniele Rugani a Live: «Sono positiva al coronavirus e sono andatac in tilt». La fidanzata del difensore della Juventus, primo calciatore positivo al coronavirus in Serie A, è rimasta contagiata e in collegamento con Barbara d'Urso ha raccontato cosa è accaduto.


A Live Non è la D'Urso la compagna di Daniele Rugani, Michela Persico, raccontato cosa è accaduto quando il suo fidanzato è risultato positivo al coronavirus: «Non c'è molto da dire sul caso di Daniele, per lui risponde la Juventus. Nel mio caso, sono stata fortunata in questa situazione, Daniele aveva presentato i classici sintomi da Coronavirus e la Juventus ha ritenuto opportuno intervenire. Io non le so le motivazioni, sicuramente avranno ritenuto opportuno, essendo io in gravidanza, di sottopormi al test,risultata positiva e sono andata in tilt. Avrei voluto dare la notizia della mia gravidanza in tempi migliori, ma si è venuto a sapere così»

Coronavirus a Bergamo, Roby Facchinetti a Domenica In: «Su quei camion c'era un mio parente»

Alla sua città, martoriata dall'emergenza coronavirus, Roby Facchinetti ha dedicato un brano, "Rinascerò, rinascerai". Il dolore dell'ex membro dei Pooh, però, non riguarda solo il dramma vissuto dalla città di Bergamo, ma è anche e soprattutto personale.


In collegamento con Mara Venier a Domenica In, infatti, Roby Facchinetti ha rivelato un dettaglio molto doloroso: «Abbiamo visto tutti i camion dell'esercito che portano via le bare fuori regione. Su quei camion c'erano tanti cittadini di Bergamo, compresi miei amici, conoscenti e uno dei miei parenti. Vivere a Bergamo non è facile: siamo terrorizzati e spaventati, c'è più terrore che paura, i malati vanno via in ambulanza e i familiari sanno che molte volte non li rivedranno più».

Per questo motivo, Roby Facchinetti lancia un appello a tutti gli italiani: «Qui a Bergamo stiamo male: troppo dolore, troppo pianto... Viviamo su un campo minato, è peggio di una guerra. In guerra morivano i giovani, questo virus invece si prende tutti, senza distinzioni, non guarda in faccia a nessuno. Non capisco come alcune persone non riescano ancora a capire la gravità della situazione».

L'ex componente dei Pooh ha poi spiegato che, anche a fine emergenza, sarà difficile ritornare alla vita di sempre. «Non abbiamo mai vissuto una situazione umana così dura dal punto di vista psicologico. Cosa succederà poi? Usciamo tutti? A fare cosa? Ci vorrà molto tempo per elaborare e tornare alla vita di un mese fa. Sono convinto che ripartiremo e ci rifaremo economicamente, anche con gli interessi. I bergamaschi e i lombardi hanno sempre avuto queste capacità e le tireremo fuori anche stavolta» - ha spiegato Roby Facchinetti - «La musica mi ha salvato e mi salva anche in questi momenti, ma adesso ogni volta che squilla al telefono è un colpo al cuore. Faccio cose che mai avrei creduto di fare: consolare nipoti, amici e parenti che hanno perso i loro cari».

Roby Facchinetti, infine, rivolge un appello a tutti, dai cittadini agli esponenti politici: «In questo orribile viaggio siamo tutti uguali. Vorrei dire che siamo sulla stessa barca, anzi dico sullo stesso barcone o gommone. Siamo tutti uguali».

giovedì 26 marzo 2020

«Il principe Filippo è morto, ma la regina Elisabetta non lo può dire». Il giallo a Buckingham Palace

«Il principe Filippo è morto, ma la regina Elisabetta non lo può dire». Il giallo a Buckingham Palace. L’indiscrezione si rincorre da giorni sui tabloid inglesi e sui social network. Secondo questi rumor, il principe Filippo, 98 anni, sarebbe morto e la regina starebbe mantenendo il riserbo perché, con l’emergenza coronavirus, fare il funerale sarebbe troppo pericoloso. Tutto vero o fake news?


A riportarlo in Italia, anche il sito del Fattoquotidiano. Tra gli indizi che avrebbero messo in allarme i sudditi di sua maestà, l’indiscrezione della Bbc, secondo cui la regina starebbe valutando l’ipotesi di mandare in onda un messaggio televisivo straordinario alla nazione. L’ultima volta che la sovrana parlò “a sorpresa” fu nel 2002, quando morì la madre a 101 anni.

Lo scorso autunno, il principe Filippo era stato colpito da una brutta influenza. E per questa ragione era stato ricoverato prima di Natale. Secondo i rumor britannici, il principe consorte potrebbe essere morto in questi giorni, ma la regina sarebbe costretta al silenzio per evitare assembramenti. La famiglia reale ha smentito le voci con un post su Instagram.

mercoledì 25 marzo 2020

Coronavirus, il condominio contro la dottoressa: «Fai attenzione quando rientri a casa». La rabbia dell'ospedale

Si fa presto a definire "eroi" o "angeli" i tanti medici, infermieri, operatori socio-sanitari e personale delle strutture ospedaliere che ogni giorno combattono in prima linea per fronteggiare l'emergenza coronavirus. L'importante, infatti, è che lo facciano restando ben lontani da noi. È l'amara realtà che emerge da quanto accaduto in provincia di Pisa, dove una dottoressa costretta a turni massacranti è finita nel mirino dei condomini: nei pressi del portone, infatti, è stato affisso un cartello che è stato condannato dai vertici dell'ospedale in cui la donna lavora.


Come riporta Il Tirreno, la dottoressa lavora in un ospedale di Cisanello (Pisa) e, rincasando, ha trovato un messaggio diretto a lei: «Sappia che in questo condominio abitano una neonata di sei mesi e una signora ultraottantenne vedova. Perciò usi le massima precauzioni quando utilizza gli spazi comuni e deve toccare cancelli, scale, sottoscala e corrimano». La paura del contagio è comprensibile, ma un simile messaggio stride con una improvvisa riscoperta dell'importanza di alcune categorie di lavoratori che troppo spesso vengono bistrattati e che negli ultimi tempi invece si ritrovano incensati un po' da tutti.

L'episodio ha scatenato la rabbia di Stefano Taddei, ordinario di Medicina e direttore della clinica medica 1 Universitaria, e di Marco Taddei, direttore di Medicina 4 dell'ospedale: «Questo è un atto vergognoso, che non può passare sotto silenzio. Quando i medici lasciano l'ospedale, tutto avviene in sicurezza e ogni ambiente viene igienizzato e sanificato».

Naomi Campbell pubblica i video di Vincenzo De Luca e non solo: «Ascolta, America»

Naomi Campell fan di Vincenzo De Luca. Chi lo avrebbe mai potuto pensare. La situazione del Coronavirus negli Stati Uniti sta precipitando ma gran parte della popolazione sembra ancora sottovalutare i rischi. Ed quindi Naomi Campbell su Instagram ha pubblicato una 'compilation' dei duri e coloriti appelli di vari amministratori locali italiani, tra cui il presidente della Campania, Vincenzo De Luca: «Ascolta, America, ascolta».


Il post di Naomi Campbell su Instagram è in realtà un repost di Rula Jebreal. La giornalista, sui social, ha pubblicato alcuni dei video più famosi degli ultimi tempi, in cui gli amministratori locali lanciano appelli minacciosi alla cittadinanza. C'è Vincenzo De Luca e il suo famoso monito indirizzato a chi vorrebbe organizzare la festa di laurea: «Vi mandiamo i carabinieri, ma con il lanciafiamme». Il presidente della regione Campania, tuttavia, non è l'unico ad aver mandato questo genere di messaggi ai cittadini.

C'è infatti anche il sindaco di Bari, Antonio Decaro, che da giorni scende in strada per evitare assembramenti da parte dei cittadini. «Non si può stare fuori, come ve lo devo dire? Non è un gioco, quello che sta accadendo in Lombardia non è un telefilm» - gli appelli ripetuti del sindaco e presidente dell'Anci - «Non so come fare con voi, ci vorrebbero le vostre fidanzate con la mazza».

Nella 'compilation' c'è anche il sindaco di Messina, Cateno De Luca: «Vi becco domani, non tra anni: domani! Sul mio territorio non si passeggia. Non posso impedirvi formalmente di uscire di casa? Allora vi impedisco di camminare sul suolo pubblico». Un altro primo cittadino balzato agli onori delle cronache è Massimiliano Presciutti, sindaco di Gualdo Tadino (Perugia): «Ma dove c...o andate in giro con i cani, che hanno la prostata infiammata?».

Un altro sindaco che ha lanciato un duro appello ai propri cittadini è Antonio Tutolo. Il primo cittadino di Lucera (Foggia) si è sfogato così: «Ho saputo che molti fanno venire i parrucchieri a domicilio. Ma se non potete uscire, a che c...o vi servono i capelli aggiustati? Guardate che la bara la chiudono e i capelli perfetti non si vedono!».

Anche Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria, ha avuto da ridire con un cittadino e lo ha fatto sapere in un videomessaggio: «Ho incontrato quest'uomo che correva avanti e indietro, insieme al suo cane ormai stremato. Gli ho detto: "Guarda che non sei Will Smith nel film Io sono leggenda"».

I vari filmati degli appelli di tutti gli amministratori locali italiani che le stanno tentando tutte per fronteggiare l'emergenza coronavirus stridono con le tante notizie che arrivano dagli Stati Uniti, dove troppe persone continuano a riunirsi e a creare grandi assembramenti, nonostante l'aggravarsi della situazione. Per questo motivo, Naomi Campbell ha voluto dare risalto al messaggio lanciato sui social da Rula Jebreal. «Amo gli italiani! Il loro spirito, la loro creatività, la loro anima, il coraggio, la resilienza, la passione e la compassione» - ha spiegato la giornalista di origini palestinesi - «Ecco una compilation aggiornata di sindaci e governatori italiani che perdono la pazienza con chi viola la quarantena per il Covid-19».