Francesco Totti live su Instagram con Vieri: “Per colpa del gatto mi stavo lasciando con Ilary”. Insomma, la "confessione" di Francesco Totti è arrivata via Instagram durante la diretta con il suo amico Vieri. Tra lui e Ilary c'è stato un momento di gelo: "non ci siamo parlati per due giorni", confessa l'ex capitano della Roma a causa del ...gatto.
Infatti, la showgirl era da tempo che insisteva per avere un gatto in casa e alla fine lo ha preso. Francesco Totti racconta di non averla presa bene, almeno inizialmente, per poi farsi "rubare" il cuore dal nuovo arrivato. Un gatto senza peli di cui Totti si innamorato, come ha avuto modo di confessare all'amico in diretta Instagram.
domenica 19 aprile 2020
Karina Huff, quattro anni fa la morte dell'“inglesina” di Sapore di Mare
Karina Huff, quattro anni fa la morte dell'inglesina di Sapore di Mare. Il 18 aprile 2016 moriva l'attrice inglese 55enne, diventata popolare con i film anni 80 di Carlo Vanzina Sapore di Mare e Sapore di mare 2.
Karina Huff era comparsa anche in Vacanze di Natale. Nata il primo gennaio 1961, la sua carriera era cominciata in tv come showgirl nel programma di Rai2 Signori si parte. Dal 1980 al 1985, è conduttrice di Popcorn, il primo programma musicale della Fininvest andato in onda su Canale 5.
Si è ritirata dal cinema per poi apparire a Meteore nel 1999. È tornata in tv nel 2013, come ospite di Barbara D'Urso a Domenica Live.
Karina Huff era comparsa anche in Vacanze di Natale. Nata il primo gennaio 1961, la sua carriera era cominciata in tv come showgirl nel programma di Rai2 Signori si parte. Dal 1980 al 1985, è conduttrice di Popcorn, il primo programma musicale della Fininvest andato in onda su Canale 5.
Si è ritirata dal cinema per poi apparire a Meteore nel 1999. È tornata in tv nel 2013, come ospite di Barbara D'Urso a Domenica Live.
Lutto per Al Bano, l'annuncio doloroso: «È morto per il coronavirus. Ho pianto, è un grande dolore...»
Lutto per Al Bano, l'annuncio doloroso: «Si è beccato il coronavirus ed è morto. È un grande dolore. Ho pianto...». L'artista di Cellino San Marco ha perso una persona cara a causa del Covid-19 e ha parlato del suo dolore in diretta durante la trasmissione di Rai Radio2 I Lunatici.
«Mi ha fatto piangere perdere un amico, Detto Mariano - spiega Al Bano -. Si è beccato questo virus e ci ha lasciato la vita». Al Bano era molto legato all'autore e arrangiatore del clan di Adriano Celentano e poi di molti brani di Mina e Battisti, morto a 82 anni a Milano a causa del coronavirus. L'amicizia con Al Bano risaliva al 1964. Sarebbe stato proprio Detto Mariano a consigliare ad Al Bano di sposare Romina Power, diventando loro testimone di nozze.
«Romina - continua il cantante - mi disse che era incinta, ho detto e adesso che facciamo? Lui rispose che avremmo dovuto sposarci. Lui era il mio Virgilio. In quel periodo lavoravo in una catena di montaggio, poi è arrivato il periodo della cassa integrazione e i giorni me li spendevo tutti in musica. Il clan Celentano mi fece un contratto perché interessava la mia voce. E Mariano fu di una disponibilità indimenticabile. È sempre rimasto così, umano, gentile. Perderlo è stato un grande dolore. Poi non puoi restare indifferente quando vedi i camion dei militari che trasportavano persone morte aggredite dal morbo. Non puoi restare indifferente».
Anche Romina Power ha dedicato su Instagram un pensiero all'amico scomparso: «Voglio ricordare il maestro Detto Mariano con questa foto spiritosa scattata su una barca nel mare Egeo nel 1970 quando lui ci suggerì 'Ue’ ragazzi , perché non vi sposate?' Era di una simpatia unica e ha contribuito con i suoi arrangiamenti originali a molti dei nostri successi. È stato testimone alle nostre nozze e ha girato le uniche riprese dell’evento con la sua cinepresa super 8. Mariano, non verrai mai dimenticato. Ti portiamo nel cuore».
«Mi ha fatto piangere perdere un amico, Detto Mariano - spiega Al Bano -. Si è beccato questo virus e ci ha lasciato la vita». Al Bano era molto legato all'autore e arrangiatore del clan di Adriano Celentano e poi di molti brani di Mina e Battisti, morto a 82 anni a Milano a causa del coronavirus. L'amicizia con Al Bano risaliva al 1964. Sarebbe stato proprio Detto Mariano a consigliare ad Al Bano di sposare Romina Power, diventando loro testimone di nozze.
«Romina - continua il cantante - mi disse che era incinta, ho detto e adesso che facciamo? Lui rispose che avremmo dovuto sposarci. Lui era il mio Virgilio. In quel periodo lavoravo in una catena di montaggio, poi è arrivato il periodo della cassa integrazione e i giorni me li spendevo tutti in musica. Il clan Celentano mi fece un contratto perché interessava la mia voce. E Mariano fu di una disponibilità indimenticabile. È sempre rimasto così, umano, gentile. Perderlo è stato un grande dolore. Poi non puoi restare indifferente quando vedi i camion dei militari che trasportavano persone morte aggredite dal morbo. Non puoi restare indifferente».
Anche Romina Power ha dedicato su Instagram un pensiero all'amico scomparso: «Voglio ricordare il maestro Detto Mariano con questa foto spiritosa scattata su una barca nel mare Egeo nel 1970 quando lui ci suggerì 'Ue’ ragazzi , perché non vi sposate?' Era di una simpatia unica e ha contribuito con i suoi arrangiamenti originali a molti dei nostri successi. È stato testimone alle nostre nozze e ha girato le uniche riprese dell’evento con la sua cinepresa super 8. Mariano, non verrai mai dimenticato. Ti portiamo nel cuore».
Gianni Morandi, polemica per la nuova mascherina. Fan furiosi: «Non è possibile». La sua reazione spiazza tutti
Gianni Morandi, polemica per la nuova mascherina. Fan furiosi: «Non è possibile». La sua reazione spiazza tutti. Il cantante di Monghidoro ha postato su Instagram una foto con la nuova mascherina. Ma anche stavolta i follower avrebbero trovato qualcosa che non va.
Dopo l'affaire sulla "mascherina egoista", Gianni Morandi torna sotto la lente d'ingrandimento dei fan. Nell'immagine, l'artista indossa una mascherina grigia. Ma un dettaglio non passa inosservato. «Gianni devi coprire anche il naso con la mascherina», scrivono alcuni follower. E ancora: «Magari copriti il nasino».
Con la sua proverbiale educazione, Gianni Morandi replica alle critiche così: «Con la mascherina sbaglio sempre. L'altra volta avevo quella egoista...». Boom di like per la risposta del cantante.
Badante deruba l'anziano disabile di 120 mila euro e spende tutto in auto, ristoranti e gioco d'azzardo
Anziano truffato dal badante. Promesse di facili e fruttuosi guadagni, false mail di inesistenti broker per rassicurare l'anziano: con questi escamotage un 56enne bolognese, assunto quale badante da un disabile sessantenne reggiano, è riuscito ad azzerare il conto corrente della malcapitata vittima riuscendo, nel tempo, a farsi versare sul suo conto 120.000 euro in contanti con la promessa che avrebbe investito il danaro garantendo al correggese lauti guadagni.
Soldi che l'infedele badante ha invece utilizzato per darsi alla bella vita pagandosi cene in vari ristoranti, acquistando costosi capi d'abbigliamento, un'autovettura ma anche sperperandoli nel vizio del gioco. Buona parte dei soldi hanno alimentato il conto corrente di una cittadina bulgara, legata al bolognese da una relazione sentimentale, con la quale l'uomo cui ha condiviso l'ingente provento della truffa.
Per questi motivi i carabinieri della stazione di Correggio a conclusione di una mirata attività investigativa hanno denunciato per concorso in truffa e appropriazione indebita un 56enne residente a Bologna e una cittadina bulgara coetanea abitante nello steso capoluogo felsineo. A rivolgersi ai carabinieri di Correggio, alla fine della scorsa estate, è stato lo stesso pensionato 55enne che accortosi del maxi raggiro e nell'impossibilità di contattare il badante, che azzerato il conto ha dato le dimissioni, ha formalizzato la denuncia.
I carabinieri di Correggio non solo risalivano al badante ma anche a una bulgara con la quale l'uomo aveva allacciato una relazione sentimentale e sul conto corrente delle quale erano finiti ben 60.000 euro. I restanti soldi, sempre stando a quanto accertato da carabinieri, sono stati spesi dal 56enne bolognese per darsi alla bella vita: cene in vari ristoranti, acquisti di costosi capi d'abbigliamento, di un'autovettura ma anche ben oltre 7.000 euro sperperati in slot presso varie sale gioco. Acquisiti incontrovertibili elementi di responsabilità a carico dei due i carabinieri di Correggio li denunciavano per concorso in truffa e appropriazione indebita.
Soldi che l'infedele badante ha invece utilizzato per darsi alla bella vita pagandosi cene in vari ristoranti, acquistando costosi capi d'abbigliamento, un'autovettura ma anche sperperandoli nel vizio del gioco. Buona parte dei soldi hanno alimentato il conto corrente di una cittadina bulgara, legata al bolognese da una relazione sentimentale, con la quale l'uomo cui ha condiviso l'ingente provento della truffa.
Per questi motivi i carabinieri della stazione di Correggio a conclusione di una mirata attività investigativa hanno denunciato per concorso in truffa e appropriazione indebita un 56enne residente a Bologna e una cittadina bulgara coetanea abitante nello steso capoluogo felsineo. A rivolgersi ai carabinieri di Correggio, alla fine della scorsa estate, è stato lo stesso pensionato 55enne che accortosi del maxi raggiro e nell'impossibilità di contattare il badante, che azzerato il conto ha dato le dimissioni, ha formalizzato la denuncia.
I carabinieri di Correggio non solo risalivano al badante ma anche a una bulgara con la quale l'uomo aveva allacciato una relazione sentimentale e sul conto corrente delle quale erano finiti ben 60.000 euro. I restanti soldi, sempre stando a quanto accertato da carabinieri, sono stati spesi dal 56enne bolognese per darsi alla bella vita: cene in vari ristoranti, acquisti di costosi capi d'abbigliamento, di un'autovettura ma anche ben oltre 7.000 euro sperperati in slot presso varie sale gioco. Acquisiti incontrovertibili elementi di responsabilità a carico dei due i carabinieri di Correggio li denunciavano per concorso in truffa e appropriazione indebita.
venerdì 17 aprile 2020
Palermo, casa di riposo lager sequestrata: 6 donne arrestate. Anziani picchiati: «Se ti muovi ti rompo una gamba»
«Se tu ti muovi di qua ti rompo una gamba, cosi la smetti; devi stare zitta, muta; devi morire, buttare veleno...». Era un vero e proprio regime di terrore quello instaurato nella casa di riposo «Aurora», sequestrata dalla Finanza a Palermo. Sei donne sono accusate a vario titolo di maltrattamenti ai danni di anziani, bancarotta, riciclaggio e autoriciclaggio.
Si tratta della amministratrice Maria Cristina Catalano e da cinque sue dipendenti, tutte finite in carcere. Maltrattamenti e violenze inaudite nei confronti di anziani inermi picchiati con calci, schiaffi, colpi di scopa, perfino legati alle sedie per impedire loro di muoversi. Un campionario di crudeltà documentato in due mesi dalle immagini delle telecamere piazzate di nascosto dai militari della Guardia di Finanza nell'ospizio lager.
Oltre alle violenze fisiche i degenti venivano anche insultati e sottoposti a continue mortificazioni psicologiche: «Sei una schifosa, devi dire che fai schifo» viene detto a una anziana che si lamenta. Insulti accompagnati dalle immancabili percosse fino a costringere la poveretta a ripetere «basta, faccio schifo..» e a schiaffeggiarsi da sola pur di fare cessare quella persecuzione insopportabile.
Emblematiche anche le parole dell'amministratrice della casa di riposo in occasione del soccorso prestato inizialmente ad una degente, poi deceduta: «Ti dico che io in altri periodi avrei aspettato che moriva perché già boccheggiava... lo ripeto fosse stato un altro periodo non avrei fatto niente, l'avrei messa a letto e avrei aspettato. Perché era morta».
Non è un caso dunque che il Gip, nell'ordinanza segnali «l'urgenza di interrompere un orrore quotidiano» evidenziando come «l'indole criminale e spietata degli indagati impone l'adozione della custodia cautelare in carcere ritenuta l'unica proporzionata alla gravità e alla immoralità della condotta e l'unica a contenere la disumanità degli impulsi».
Gli investigatori hanno documentato, attraverso telecamere nascoste, decine di episodi con violenze fisiche e psicologiche nei confronti degli ospiti della casa di riposo: spintoni, calci e schiaffi accompagnati da insulti e ingiurie.
Gli anziani ospiti della casa di riposo 'Aurorà, sottoposti a vessazioni e soprusi che hanno provocato sconcerto tra gli stessi inquirenti, saranno adesso sottoposti anche a controlli medici visto che all'interno della struttura non sono mai state adottate le procedure per il contenimento del coronavirus. Le indagini dei militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria sono state coordinate dalla procura. Contestualmente all'emissione dei provvedimenti di custodia cautelare in carcere, il gip ha disposto il sequestro preventivo della società che gestisce la casa di riposo, al centro di un complesso giro di fallimenti pilotati per un passivo di circa un milione di euro. Da qui l'accusa di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio.
Le sei donne arrestate sono Maria Cristina Catalano, 57 anni, amministratrice di fatto dalla casa di riposo, Vincenza Bruno, 35 anni che coadiuvava l'amministratrice, e le dipendenti Anna Monti di 53 anni, Valeria La Barbera di 28, Rosaria Florio di 42 e Antonina Di Liberto di 55. Quest'ultima è stata anche denunciata per truffa insieme al compagno, che percepisce il reddito di cittadinanza con false dichiarazioni.
Per quanto riguarda i reati fallimentari, è stata dimostrata la continuità aziendale di tre società che, a partire dal 1992, avrebbero gestito ininterrottamente la casa di riposo. Secondo quanto hanno accertato gli investigatori, Catalano, indicata come la mente del disegno criminale, poteva contare su alcune 'teste di legnò che sarebbero stati formali amministratori e su soggetti compiacenti, tra cui un impiegato comunale, tutti indagati. La gestione della struttura è stata affidata a un amministratore giudiziario.
Si tratta della amministratrice Maria Cristina Catalano e da cinque sue dipendenti, tutte finite in carcere. Maltrattamenti e violenze inaudite nei confronti di anziani inermi picchiati con calci, schiaffi, colpi di scopa, perfino legati alle sedie per impedire loro di muoversi. Un campionario di crudeltà documentato in due mesi dalle immagini delle telecamere piazzate di nascosto dai militari della Guardia di Finanza nell'ospizio lager.
Oltre alle violenze fisiche i degenti venivano anche insultati e sottoposti a continue mortificazioni psicologiche: «Sei una schifosa, devi dire che fai schifo» viene detto a una anziana che si lamenta. Insulti accompagnati dalle immancabili percosse fino a costringere la poveretta a ripetere «basta, faccio schifo..» e a schiaffeggiarsi da sola pur di fare cessare quella persecuzione insopportabile.
Emblematiche anche le parole dell'amministratrice della casa di riposo in occasione del soccorso prestato inizialmente ad una degente, poi deceduta: «Ti dico che io in altri periodi avrei aspettato che moriva perché già boccheggiava... lo ripeto fosse stato un altro periodo non avrei fatto niente, l'avrei messa a letto e avrei aspettato. Perché era morta».
Non è un caso dunque che il Gip, nell'ordinanza segnali «l'urgenza di interrompere un orrore quotidiano» evidenziando come «l'indole criminale e spietata degli indagati impone l'adozione della custodia cautelare in carcere ritenuta l'unica proporzionata alla gravità e alla immoralità della condotta e l'unica a contenere la disumanità degli impulsi».
Gli investigatori hanno documentato, attraverso telecamere nascoste, decine di episodi con violenze fisiche e psicologiche nei confronti degli ospiti della casa di riposo: spintoni, calci e schiaffi accompagnati da insulti e ingiurie.
Gli anziani ospiti della casa di riposo 'Aurorà, sottoposti a vessazioni e soprusi che hanno provocato sconcerto tra gli stessi inquirenti, saranno adesso sottoposti anche a controlli medici visto che all'interno della struttura non sono mai state adottate le procedure per il contenimento del coronavirus. Le indagini dei militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria sono state coordinate dalla procura. Contestualmente all'emissione dei provvedimenti di custodia cautelare in carcere, il gip ha disposto il sequestro preventivo della società che gestisce la casa di riposo, al centro di un complesso giro di fallimenti pilotati per un passivo di circa un milione di euro. Da qui l'accusa di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio.
Le sei donne arrestate sono Maria Cristina Catalano, 57 anni, amministratrice di fatto dalla casa di riposo, Vincenza Bruno, 35 anni che coadiuvava l'amministratrice, e le dipendenti Anna Monti di 53 anni, Valeria La Barbera di 28, Rosaria Florio di 42 e Antonina Di Liberto di 55. Quest'ultima è stata anche denunciata per truffa insieme al compagno, che percepisce il reddito di cittadinanza con false dichiarazioni.
Per quanto riguarda i reati fallimentari, è stata dimostrata la continuità aziendale di tre società che, a partire dal 1992, avrebbero gestito ininterrottamente la casa di riposo. Secondo quanto hanno accertato gli investigatori, Catalano, indicata come la mente del disegno criminale, poteva contare su alcune 'teste di legnò che sarebbero stati formali amministratori e su soggetti compiacenti, tra cui un impiegato comunale, tutti indagati. La gestione della struttura è stata affidata a un amministratore giudiziario.
Coronavirus, Giulio Tarro: «Non è ebola, il vaccino potrebbe essere inutile»
Un'opinione decisamente controcorrente sul coronavirus, ma che arriva da una fonte autorevolissima. Si tratta di Giulio Tarro, esperto virologo, siciliano ma napoletano d'adozione, che proprio in Campania ha lavorato per anni e con risultati eccezionali specialmente per quanto riguarda l'epidemia di colera e il virus respiratorio sinciziale. L'81enne medico in pensione, a differenza di tanti altri colleghi, è convinto di una cosa: «Il coronavirus è diverso da ebola, un vaccino potrebbe essere del tutto inutile».
Intervistato da Business Insider, Giulio Tarro ha infatti spiegato: «Se, come sembra, il virus ha una variante 'cinese' e una 'padana', sarà complicato avere un vaccino che funziona in entrambi i casi, esattamente come avviene per i vaccini antinfluenzali che non coprono tutti». Il virologo, discepolo di Albert Sabin, il creatore del vaccino contro la poliomelite, ha diretto il laboratorio del suo maestro dopo la scomparsa, ma è stato anche il primo a isolare il vibrione del colera durante l'epidemia in Campania negli anni '70 e a sconfiggere il virus respiratorio sinciziale, che aveva colpito e ucciso bambini fino a due anni affetti da branchiolite.
Sulla pandemia, Giulio Tarro si dice abbastanza ottimista ma suggerisce che la strada per il vaccino possa non essere quella giusta. «Dobbiamo puntare a cure e terapie antivirali. Per la Sars e la Mers, che sono patologie simili al Covid-19, non è mai stato utilizzato un vaccino. Si è preferito fare ricorso agli anticorpi dei soggetti guariti, dobbiamo puntare a quello» - ha spiegato il virologo in pensione - «Una cura potrebbe arrivare anche per l’estate. Spero che la scienza e il caldo possano essere alleati. E confido che potremo andare a fare i bagni. Troppa gente parla del coronavirus senza avere il supporto dei dati scientifici e senza le giuste conoscenze».
Ex primario del Cotugno di Napoli, da diversi anni in pensione, Giulio Tarro dice la sua sul coronavirus ma non risparmia neanche frecciate ad altri colleghi, come Roberto Burioni, che aveva fatto una previsione troppo ottimistica quando l'unico caso di contagio accertato era quello dei due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani di Roma: «Non voglio fare polemica, ma è curioso che si ascolti ancora chi, a inizio a febbraio, diceva che ci fosse un rischio zero di diffusione del virus, che in Italia circolava già da tempo».
Il virologo lancia anche un monito: «Oggi ci si informa su internet, alla mia età e dall’alto della mia esperienza mi tengo alla larga. E ve lo dice uno che ha isolato il vibrione del colera a Napoli, ha combattuto l’epidemia dell’Aids e ha sconfitto il 'male oscuro di Napoli', che ha ucciso tanti bambini».
Intervistato da Business Insider, Giulio Tarro ha infatti spiegato: «Se, come sembra, il virus ha una variante 'cinese' e una 'padana', sarà complicato avere un vaccino che funziona in entrambi i casi, esattamente come avviene per i vaccini antinfluenzali che non coprono tutti». Il virologo, discepolo di Albert Sabin, il creatore del vaccino contro la poliomelite, ha diretto il laboratorio del suo maestro dopo la scomparsa, ma è stato anche il primo a isolare il vibrione del colera durante l'epidemia in Campania negli anni '70 e a sconfiggere il virus respiratorio sinciziale, che aveva colpito e ucciso bambini fino a due anni affetti da branchiolite.
Sulla pandemia, Giulio Tarro si dice abbastanza ottimista ma suggerisce che la strada per il vaccino possa non essere quella giusta. «Dobbiamo puntare a cure e terapie antivirali. Per la Sars e la Mers, che sono patologie simili al Covid-19, non è mai stato utilizzato un vaccino. Si è preferito fare ricorso agli anticorpi dei soggetti guariti, dobbiamo puntare a quello» - ha spiegato il virologo in pensione - «Una cura potrebbe arrivare anche per l’estate. Spero che la scienza e il caldo possano essere alleati. E confido che potremo andare a fare i bagni. Troppa gente parla del coronavirus senza avere il supporto dei dati scientifici e senza le giuste conoscenze».
Ex primario del Cotugno di Napoli, da diversi anni in pensione, Giulio Tarro dice la sua sul coronavirus ma non risparmia neanche frecciate ad altri colleghi, come Roberto Burioni, che aveva fatto una previsione troppo ottimistica quando l'unico caso di contagio accertato era quello dei due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani di Roma: «Non voglio fare polemica, ma è curioso che si ascolti ancora chi, a inizio a febbraio, diceva che ci fosse un rischio zero di diffusione del virus, che in Italia circolava già da tempo».
Il virologo lancia anche un monito: «Oggi ci si informa su internet, alla mia età e dall’alto della mia esperienza mi tengo alla larga. E ve lo dice uno che ha isolato il vibrione del colera a Napoli, ha combattuto l’epidemia dell’Aids e ha sconfitto il 'male oscuro di Napoli', che ha ucciso tanti bambini».
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