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lunedì 18 gennaio 2021

Tiziana Cantone, «sulla pashmina il Dna di due uomini». Violato l'account Facebook della mamma

Si complica ancora il giallo di Tiziana Cantone, la giovane di 31 anni trovata morta il 13 settembre 2016 dopo che alcuni video privati a luci rosse erano finiti su internet a sua insaputa. Sulla sua pashmina, che la ragazza avrebbe usato per impiccarsi, sono infatti stati trovate tracce di Dna maschile di due uomini diversi: è stato il genetista nominato dallo staff di difesa di Teresa Giglio, madre di Tiziana, a trovare le tracce sul foulard.

Nel fine settimana il laboratorio ha separato le tracce maschili trovate scoprendo che sarebbero diverse, quindi di due uomini; l'esito è stato trasmesso alla Procura di Napoli Nord (sostituito Giovanni Corona). La pashmina è stata dissequestrata a novembre su richiesta del difensore della Giglio Salvatore Pettirossi e del team di studi legali con sede a Chicago - l'Emme-Team - di cui da parte lo stesso Pettirossi, che da oltre un anno assistono la Giglio nella sua battaglia per conoscere la verità sulla morte di Tiziana.

L'inchiesta riaperta

Per ora le indagini difensive hanno portato all'apertura, da parte della Procura di Napoli Nord, di un'inchiesta per frode processuale in relazione alla cancellazione di tutti i dati contenuti nell'iphone e nell'ipad di Tiziana mentre gli apparecchi erano in custodia della Polizia giudiziaria (i carabinieri) per gli accertamenti successivi alla morte. Ma la Giglio spera che la Procura di Napoli Nord apra un'indagine anche per omicidio, e ciò che emerso dall'analisi della pashmina ritrovata attorno al collo di Tiziana dopo la morte, lascia qualche prospettiva.

Intanto ieri sera, proprio la Giglio ha subito un'intrusione informatica sul proprio account Facebook, ma l'Emme-Team ha scoperto che l'intrusione sarebbe avvenuta da un server professionale con l'uso del sistema operativo Linux, riuscendo anche ad identificare il responsabile, ovvero la posizione Gps, il suo dispositivo e il suo indirizzo Ip: tutto è stato consegnato alla Procura. 

venerdì 1 gennaio 2021

Federica Farinella, ritrovati i resti della modella scomparsa nel 2001: la conferma dall'esame del Dna

Appartengono a Federica Farinella, la 27enne scomparsa di casa nel 2001, i resti trovati lo scorso ottobre a Camerano Casasco (Asti), non distanti dalla casa di campagna di Chiusano da cui si era allontanata, dopo un pranzo con la famiglia, per non farvi più ritorno. Lo ha appurato l'esame del Dna. «Fine 2020, cuore spezzato. Ti abbraccio forte, più forte di sempre dolcissima bimba mia. Sono sicuro che sei felice tra gli angeli e che da lassù ci proteggerai», è l'addio alla ragazza da parte del padre Francesco riportato sulle pagine locali del quotidiano La Stampa.

Era il 2 settembre 2001, 19 anni fa, quando la giovane ha lasciato la rivista che stava leggendo in giardino per allontanarsi, senza documenti e senza soldi. La giovane aveva da poco rinunciato al sogno di sfondare nel mondo dello spettacolo, delusa dallo scandalo Vallettopoli e dalle accuse per alcuni volti noti di quel mondo di avere indotto alla prostituzione giovani aspiranti attrici. Aveva capito che quel mondo non faceva per lei ed era tornata a vivere con la famiglia a Rivoli, nel Torinese. Resta un mistero la sua scomparsa, su cui proseguono le indagini dei carabinieri, che mantengono al riguardo il massimo riserbo.

mercoledì 18 dicembre 2019

Questa ragazza è vissuta 5700 anni fa: il suo volto ricostruito con il Dna estratto da un chewing gum

Lola viveva in Danimarca 5.700 anni fa, e questo era il suo volto. È stato ricostruito partendo dal Dna che gli scienziati sono riusciti a recuperare non da un osso o da altri resti del corpo della ragazza, bensì da una specie di chewing-gum che lei, Lola, masticò quasi sei millenni fa. Per la precisione, il reperto che ha consentito la sorprendente ricerca è un pezzetto di pece che gli uomini preistorici producevano riscaldando la corteccia di betulla e che masticavano forse per usarla come collante nella fabbricazione degli utensili (ma c'è anche chi ipotizza che la mettessero in bocca per lenire il mal di denti o per gustarne il sapore di resina).


Lola visse nel Neolitico. Probabilmente apparteneva a popolazioni arrivate in Scandinavia dall'Europa occidentale quando lo scioglimento dei ghiacci consentì agli umani di spostare i loro insediamenti più a Nord. Erano popolazioni di cacciatori-raccoglitori, vivevano di selvaggina, di pesca, di frutta selvatica. Dalla sequenza del codice genetico i ricercatori sono riusciti a capire molte cose, per esempio che la ragazza doveva avere la pelle scura, i capelli castani scuri e gli occhi azzurri. Non solo, ma dall'analisi di quel fossile sono emerse anche tracce di altro dna, da cui si sono potuti ricavare altri interessanti dettagli. C'era, per esempio, materiale genetico di nocciole e di anatra selvatica: due elementi che evidentemente avevano fatto parte della dieta di Lola. E ancora, si è riusciti a estrarre il dna di alcuni virus, per cui si è capito che la ragazza era affetta da un'infezione gengivale e forse era stata colpita da una polmonite o dalla mononucleosi.

Il pezzo di betulla masticata è stata trovata sull'isola di Lolland, nel Sud della Danimarca. Non esistono resti di esseri umani dell'epoca, dunque è la prima volta che si riesce a ricostruire il patrimonio genetico delle popolazioni neolitiche della zona. Il ritratto che si vede nella foto è ovviamente una ricostruzione parzialmente di fantasia: lo ha realizzato l'artista Tom Björklund, che è partito dalle indicazioni che gli hanno fornito sulla base di quanto rivelato dal dna.